Archivi del mese: giugno 2015

Perché faccio parte del MCE

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Ho letto l’appello pubblicato dal MCE sui voti e mi è tornato in mente un ricordo che avevo accantonato.
Durante gli anni del liceo ho avuto un professore di Storia e Filosofia che credeva fermamente nella non utilità di dare voti. E applicava questo cercando di non fare verifiche in classe ma proponendo delle interrogazioni ‘propositive’ su un argomento trattato o che comunque girasse intorno al tema del momento.
Mi ricordo che, mentre stavamo affrontando Kant, io a casa mi ero letta un libricino che intitolava pressapoco così “Ritrattino di Kant a uso personale di mio figlio”.  L’esposizione di questa lettura fu sufficiente per verificare che stavo seguendo con il giusto spirito il programma. Quando arrivavano le pagelle c’erano sempre voti di Storia e Filosofia positivi e poco variabili tra di noi.

La scuola che ho frequentato era considerata selettiva e di vecchio stampo. Gli argomenti da trattare erano tanti e le verifiche fioccavano continuamente.

Questo professore però richiedeva altri tempi di apprendimento e coinvolgimento, la cosa mi lasciava tanto perplessa. Mi sentivo talmente schiacciata da tutte le scadenze e dal dover tenere il passo col tempo che ho cominciato a tralasciare le sue materie.

Oggi, che ho 30 anni e lavoro con i bambini al di fuori degli orari dettati dalla scuola, comincio a capire cosa voleva trasmetterci e la grande idea di scuola che c’era dietro a questa scelta.

Comincio a capire perché vivo quotidianamente con un gruppo di bambini, più o meno sempre lo stesso, il momento dei compiti e mi trovo a collaborare con chi a scuola c’è e prova a pensare a ritmi diversi.

Mi ritrovo oggi a scrivere dopo esser tornata da un laboratorio tenuto da un gruppo di insegnanti che fanno parte di un movimento chiamato Movimento di Cooperazione Educativa.

In questo laboratorio ci siamo ritrovate in una stanza buia, senza poter vedere niente, con ciascuno davanti a sé un pezzo di creta e come unica richiesta quella di modellare l’emozione che ci suscitava questa esperienza. Sembra un pò naif e anche filoromantica, ma da una cosa così semplice sono venute fuori tantissime riflessioni. Le insegnanti che conducevano ci hanno raccontato che la loro scuola ha l’abitudine di aprire le porte una volta l’anno ai soli genitori per incontrarsi con loro nello sperimentare questo tipo di attività che solitamente coinvolgono i loro figli.

Nel MCE gli insegnanti condividono esperienze di scuola.

Io, che nel corso degli anni sono diventata una matematica ed educatrice, ho trovato nelle sperimentazioni di insegnanti MCE percorsi didattici che hanno appassionato i ragazzi alla scienza. Ho trovato professori che lasciano compiti a casa che non hanno bisogno di libro, penna o quaderno, compiti che per la natura della richiesta hanno come risultato produzioni tra loro tutte diverse e tutte con una personale soluzione! Percorsi che appassionano ragazzi a una materia difficile come la matematica attraverso l’astronomia e l’osservazione del cielo.

Tutto questo l’ho trovato all’interno della scuola pubblica.

Ad oggi non so dire se questo professore di Storia e Filosofia è stato per me qualcosa di buono. In un contesto selettivo come quello del mio liceo io la sua scelta l’ho vissuta come una ribellione del tutto sua e personale, che non riuscivo a capire.

Per questo dopo tanti anni di scuola pubblica mi domando se l’energia e la spinta innovatrice non debba vivere in sperimentazioni isolate e spesso elitarie,  ma dentro quello che è nostro e pubblico.

La risposta più forte che fino ad ora ho trovato nella mia formazione è quella di questi insegnanti. Ci sono tante storie di piccole rivoluzioni intorno a noi che riescono a dare tanto alla scuola e cercano di farne tesoro.

Se mai si arriverà ad abolire i voti e a un contesto diverso dentro le classi sarà anche per il lavoro lungo e paziente di chi dentro la scuola, creando rete, opera e sperimenta.

APPELLO: http://www.mce-fimem.it/sui-voti-una-lettera-alle-scuole/

Rita