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D’Istruzione Pubblica: un documentario incoerente e pericoloso

In questi giorni sono previste sul nostro territorio nuove proiezioni del documentario D’Istruzione Pubblica di Federico Greco e Mirko Melchiorre. Si tratta di un film che ha scatenato un grande interesse sia tra i lavoratori del mondo della scuola, sia tra le famiglie. Nonostante l’indubbio merito di aver posto la scuola al centro di una riflessione collettiva, si tratta di un prodotto molto discutibile, sia per la tesi di fondo, sia per l’incoerenza dei messaggi che vengono più o meno consapevolmente veicolati durante la proiezione.

La tesi di fondo è lineare: durante gli anni Sessanta e Settanta la convergenza tra spinte sociali dal basso, cambiamenti interni alle scuole e grandi riforme, crea le condizioni per una stagione di grande fermento democratico che attualizza finalmente il mandato della Costituzione antifascista. La scuola ha una direzione. A partire dagli anni Novanta, questa direzione viene prepotentemente cambiata ed entrano nella scuola istanze di mercato finalizzate a supportare gli interessi del capitale. La legge sull’Autonomia, l’abbandono dei Programmi e l’ingresso della pedagogica anglosassone nelle aule, altro non sono che grimaldelli del neoliberismo che ha tutto l’interesse a formare cittadini facilmente asservibili al mercato, concentrati sull’individuo piuttosto che sulla collettività e con strumenti culturali troppo fragili per avere una reale capacità critica. In questo quadro generale, che ha affascinato un’intera generazione di ingenui insegnanti, esistono delle isole di resistenza che provano a mantenere saldo il proprio mandato. Una di queste è la scuola in cui si ambienta il documentario, l’istituto comprensivo “Sibilla Aleramo” di Torino e il suo Dirigente Lorenzo Varaldo. 

Questa ricostruzione lineare e le voci a suo sostegno appaiono come una lettura a tema che taglia ed esclude tutto ciò che potrebbe problematizzare o contraddire la tesi di fondo, partendo dall’Autonomia. Infatti, se è vero che l’autonomia scolastica ha portato anche notevoli problemi alle Istituzioni, sicuramente ha avuto anche molti lati positivi e ci sembra riduttivo vederla come il tassello iniziale di un progressivo attacco alla scuola. All’interno dell’istituzione, a tutti i livelli, dal Ministero, agli Uffici Scolastici Provinciali, nel IRRSAE e poi nell’INDIRE, fino alle singole scuole, esiste infatti una dialettica continua, difficilmente sintetizzabile, tra visioni diverse dell’istruzione e dell’educazione. Queste forze mettono continuamente in atto azioni, talvolta regressive, ma più spesso innovative, che portano a cambiamenti lenti, ma inesorabili del sistema. Il documentario evita di citare molti di questi aspetti, in modo tale che, eliminando le spinte progressiste, emerga una sola direzione, coerente, che porta verso il baratro dell’Istituzione.

Nel tentativo forzato di dare coerenza a questa ricostruzione si screditano quindi anche importanti passaggi normativi avvenuti dopo il 2000, frutto della dialettica sopra citata e del lavoro anche faticoso di tanti professionisti del settore e delle associazioni di categoria con MCE o CIDI, per fare degli esempi.

In primo luogo il film si scaglia contro il concetto di competenza, come se si trattasse di una concessione al mercato, e lo mette in contrasto con quello di conoscenza. Se è vero che la parola “competenza” deriva dal latino “cum petere” (peraltro con significato assai differente dal verbo competere di oggi) nel linguaggio attuale indica il possesso di conoscenze e abilità e la capacità di utilizzarle e combinarle in modo efficace, autonomo e originale nei diversi contesti reali della vita. Per dirlo con le parole del Parlamento Europeo sono quelle “di cui tutti hanno bisogno per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione”. A noi pare che la loro definizione non sia stato un cedimento al sistema neoliberista, ma al contrario la sintesi di una riflessione politica generale a livello europeo e il frutto di questo grande sforzo collettivo. Ragionare per competenze obbliga ad uscire dallo stretto recinto della scuola: a interrogarsi su come gli alunni riusciranno davvero a vivere pienamente un’esistenza da cittadini e non da sudditi.

Il secondo esempio riguarda le Indicazioni Nazionali. Nel 2007 escono le prime Indicazioni Nazionali per il curricolo della scuola dell’Infanzia e del primo ciclo di istruzione. Nel 2012 arriva la prima revisione, da parte di una commissione voluta dal ministro Profumo. Nel documentario si lascia intendere che questi documenti contengano solo vaghe linee guida che le scuole dell’Autonomia, in competizione le une con le altre, trasformeranno in programmi (mentre ai bei tempi della scuola nazionale c’erano i Programmi obbligatori). Niente di più falso. Le indicazioni hanno una parte prescrittiva, proprio come avevano i vecchi programmi. Lasciano alle scuole autonomia nel modo in cui raggiungere gli obiettivi, libertà peraltro di tutti gli insegnanti sancita dall’articolo 33 della Costituzione. Le Indicazioni Nazionali del 2012 sono un documento avanzato e progressista che si colloca abbondantemente più avanti rispetto alla realtà della scuola di quegli anni. È un faro che consente alla ricerca didattica di diffondersi, alle sperimentazioni di crescere, alla scuola innovativa di farsi largo. Non a caso la revisione attuale è largamente osteggiata dalle forze progressiste della scuola e bene accolta da quelle reazionarie: smantella un impianto didattico e pedagogico di grande importanza. Per il documentario tutto questo non esiste e per i registi, che dubitiamo abbiano letto il testo, le Indicazioni sono invece uno strumento del potere per imporre la visione neoliberista nella scuola.

Terzo grande assente dalla narrazione riguarda la normativa sui Bisogni Educativi Speciali. O meglio, essa viene liquidata con l’intervista ad un’insegnante che racconta la sua fatica, ma anche il successo finale ottenuto, nel suo percorso scolastico di dislessica non certificata. Il senso pare essere: meglio far soffrire chi è in difficoltà e forgiarlo nella sofferenza. Negli anni che vanno dal 2010 al 2013, invece, viene messa a punto la normativa sui Bisogni Educativi Speciali, vale a dire la messa a regime della critica dei ragazzi di Barbiana che si scagliavano contro la scuola classista dell’epoca con le parole “Non c’è niente di più ingiusto che far parti uguali tra disuguali”. Ora non si può più lasciare indietro qualcuno perché la sua famiglia ha un grave disagio sociale, oppure perché l’alunno ha un disturbo specifico o una disabilità. La scuola, al contrario, deve personalizzare, cioè mettersi al servizio di quel bambino o di quella bambina, studiando sistemi alternativi, compresi quelli dispensativi o compensativi, per poter garantire a chiunque il successo formativo. I registi sono davvero sicuri di poter inserire questa rivoluzione del punto di vista tra gli elementi di asservimento della scuola al neoliberismo?

Un quarto esempio riguarda la valutazione degli apprendimenti nella scuola primaria introdotta nel 2020 (purtroppo cancellata dall’attuale governo). Si tratta del lavoro serio e intelligente di una commissione estremamente competente che rivoluziona il concetto di valutazione. Non si valuta più il bambino o la bambina, e nemmeno le sue conoscenze, bensì il raggiungimento degli obiettivi didattici. Di fatto, è una valutazione al percorso messo in atto in classe. Ha funzionato per quell’alunno? Non ha funzionato? Come lo modifichiamo? Ancora una volta si tratta di un documento più avanzato rispetto alla realtà della scuola. Molti insegnanti lo osteggiano, cercano di ricondurlo al paradigma a loro conosciuto, quello dei voti. Ma tutto questo per il film non è mai esistito.

Lungi da voler essere esaustivi, citiamo però un altro enorme passo avanti verso la scuola democratica avvenuto a cavallo tra il 1998 e il 2012, completamente ignorato nel film: il progressivo inserimento nell’organico della scuola primaria di personale proveniente da un percorso di studi universitario dedicato: il corso di Laurea in Scienze della Formazione Primaria. Questo graduale processo ha contribuito ad aumentare in maniera vertiginosa le competenze in campo pedagogico e didattico degli/delle insegnanti di scuola primaria. Il progressivo svecchiamento della classe docente è stato infatti portato avanti da ragazze e ragazzi abituati ad avere a che fare con ricerche, osservazioni, sperimentazioni. Alcuni termini, come inclusione (che il documentario bolla come “seduttivo”, mentre secondo noi è una continua sfida educativa), programmazione, individualizzazione, competenze e moltissimi altri sono diventati concreti punti di riferimento. Pratiche didattiche prima di nicchia sono entrate dalla porta principale delle scuole e sono diventate normali e altre si sono inserite come novità assolute. Anche questo faceva parte del piano neoliberista per asservire la scuola? Noi non lo pensiamo. Si tratta invece di un enorme passo avanti per alzare la qualità generale del sistema di scuola pubblica, per lo meno nella primaria.

Insomma la tesi dichiarata secondo la quale sia iniziata, negli anni ’90, una stagione di attacco costante e coerente alla scuola pubblica orientata ad una maggiore aderenza al modello economico neoliberista fa acqua da tutte le parti. Non vogliamo certo negare che le forze che si oppongono ad un rinnovamento della scuola abbiano segnato i loro punti a favore. E nemmeno che ci sia un progressivo allontanamento della politica e dei cittadini dalla “cosa pubblica” e un avanzamento della mentalità per la quale il mercato sia l’unica soluzione di ogni male, mentre ne è spesso la causa. I tagli di bilancio della Gelmini vengono ricordati con rabbia. Il continuo rincorrersi di concorsi e graduatorie con regole sempre diverse, il precariato che continua ad esistere, la carenza di investimenti strutturali nell’edilizia scolastica da parte degli enti locali e dello Stato sono elementi sotto gli occhi di tutti contro i quali ci continueremo a battere. Ma mettere sullo stesso piano gli sfaceli reali con i risultati ottenuti in anni di lotte, dentro e fuori dalle Istituzioni, tutti i giorni nelle nostre classi e negli Organi Collegiali, ci pare svilente e offensivo.

La fallacia della tesi di fondo non è però l’elemento peggiore del documentario. O per lo meno non è l’elemento che lo rende pericoloso. Nel suo disorganico dipanarsi, tra siparietti di vita di classe, spezzoni di interviste ad esperti di vario tipo e al Dirigente Scolastico Varaldo, dalle cui labbra pare sgorgare la verità assoluta, emergono qui e lì tracce della scuola che gli autori ipotizzano essere desiderabile. Non si tratta di una visione unitaria, ma, appunto, di sprazzi incoerenti, lanciati tra le righe della narrazione. Proprio in questo modo implicito e poco trasparente risiede la pericolosità del film. 

Ci collochiamo infatti in un contesto di grande difficoltà politica. La dialettica di cui abbiamo parlato all’inizio di questo articolo, quella che trova di fronte idee e pratiche educative diverse e contrapposte, si trova in una posizione scomoda. Molti degli avanzamenti registrati negli ultimi decenni, alcuni dei quali abbiamo precedentemente citato, sono ora sotto attacco da parte di una corrente di intellettuali, di politici, di funzionari e anche, purtroppo, di insegnanti. Si tratta di un attacco che esiste da anni, ma che sotto questo governo sta purtroppo iniziando a ottenere dei risultati tangibili. Nella scuola primaria sono state abrogate le Indicazioni Nazionali del 2012, sostituite con un testo di gran lunga peggiorativo, è stata cancellata la normativa sulla valutazione degli obiettivi didattici e reintrodotta quella classista dei voti. L’obiettivo dichiarato è quello di smantellare la scuola democratica, universalista, per proporre un anacronistico ritorno alla scuola classista di un tempo. È un tentativo destinato a fallire, nel lungo tempo: il processo di maturazione della scuola l’ha resa resiliente. Tuttavia i colpi che saremo costretti a parare, i passi indietro che ci costringeranno a nuove lotte per ottenere nuovamente ciò che già avevamo raggiunto, ci mettono in una situazione di svantaggio. 

In questo contesto politico vanno collocati gli elementi che fanno capolino nel documentario come pillole di un’ipotetica scuola da difendere. E quali sono? La lezione frontale viene rivalutata, perché no? Dopo anni impegnati a smontare questa pratica a favore di altre più inclusive e attive, eccola rispuntare dalla finestra. E poi facciamo attenzione al corsivo, a come si impugna la penna! Dell’inclusione abbiamo già detto: è solo una parola seduttiva! I testi sono troppo semplici per colpa nostra: pretendiamo troppo poco! Mettere al centro il bambino (con i suoi bisogni, con la sua identità) non va bene: mettiamoci l’insegnante! Viva la trasmissione delle conoscenze! Trasmettiamo quello che sappiamo: i bambini sono ignoranti e noi i magister! La disgrafia è un disturbo che si acquisisce perché non si insegna bene il corsivo!

Ad un certo punto gli autori se la prendono con due grandi pedagogisti: Rousseau e Dewey, alte figure, contestualizzate al loro tempo, di innovatori democratici. Li deridono pure, permettendosi di insinuare il dubbio che fossero anche loro, in qualche modo, coinvolti nel grande piano neoliberista che sta distruggendo la scuola pubblica. Per fortuna non citano Celestine Freinet: chissà che male ne avrebbero detto!


Insomma, accanto alla tesi principale, se ne inserisce un’altra, ad essa complementare e totalmente incoerente con le premesse: la scuola democratica era quella in cui si stava tutti zitti, si prendevano appunti per imparare le lezioni dell’insegnante, si scriveva in corsivo e si imparava l’ortografia entro la prima elementare. La scuola in cui si pretendeva. La scuola in cui l’insegnante era rispettato (e, aggiungiamo noi, temuto). 

Sfugge ai registi che questa idea di scuola era proprio quella classista contro cui si sono scagliati i movimenti degli anni ‘60 e ‘70: la scuola in cui chi rimaneva indietro si abbandonava, la scuola in cui si veniva bocciati alle elementari, “l’ospedale che cura i sani e respinge i malati” per citare ancora i ragazzi di Barbiana. La scuola dei padroni, che una volta non si chiamavano neoliberisti.

Movimento di Cooperazione Educativa

gruppo territoriale di Pisa

SFIDE – Campo estivo partigiano

Leggere il passato per affrontare il presente
Casa al Frassen, Cesiomaggiore (BL), 18-25 luglio 2027

Età: 11 – 14 anni

I gruppi territoriali di Pisa e Belluno del Movimento di Cooperazione Educativa organizzano SFIDE, un campo estivo nella stupenda cornice del Parco delle Dolomiti Bellunesi.

Ci sono momenti della storia in cui prendere parte attiva nelle sfide della società diventa inevitabile. Ce ne sono altri nei quali la comodità del lasciarsi trasportare dal flusso della corrente ci porta al rischio della passività. Sfide è un campo estivo che insinua dubbi, che aiuta a riflettere, che insegna a leggere il passato per agire nel presente.

STORIA, PENSIERO CRITICO, AVVENTURA, NATURA, AUTONOMIA, GIOCO

VAI AL SITO DI SFIDE CAMPO ESTIVO PARTIGIANO

Prenota il tuo posto nell’edizione 2027:

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Le modalità di pagamento e agli altri adempimenti verranno comunicati al momento dell’accettazione della domanda.

CONTATTI

Per informazioni aggiuntive e chiarimenti: Jacopo Cassol (346 498 1883)

Ferma condanna all’aggressione del corteo studentesco

Con il presente comunicato, il gruppo territoriale MCE (Movimento di Cooperazione Educativa) di Pisa condanna fermamente gli eventi drammatici avvenuti questa mattina durante la manifestazione di studenti e studentesse a sostegno del popolo palestinese e contro la guerra impari e il genocidio messo in atto da parte di Israele.

Noi, docenti della Provincia di ogni ordine e grado scolastico, esprimiamo la nostra solidarietà alle ragazze e ai ragazzi che sono stati vittime di una violenza gratuita e inaudita.

Nelle nostre aule promuoviamo un approccio didattico democratico, dove la cooperazione e il rispetto, il confronto e l’inclusione sono fondamentali. Sperimentiamo metodologie per risolvere i conflitti in modo non violento, incoraggiando la libertà di pensiero e il rispetto reciproco. Creiamo spazi dove la parola è centrale e l’ascolto è prioritario. Organizziamo manifestazioni per amplificare le nostre voci e per permettere ai giovani di essere protagonisti del loro futuro, proprio come coloro che stavano manifestando per la pace questa mattina. Non ci sono scuse per quanto accaduto. Abbiamo assistito a una violenza gratuita nei confronti di giovani pacifici che stavano esprimendo le proprie idee, diversi documenti video lo testimoniano. Chiediamo alle istituzioni di rendere conto di quanto avvenuto.

Assumersi responsabilità è parte integrante del nostro impegno educativo.

Chi è responsabile di questo atto oggi? Il clima di intimidazione non ci appartiene. Per questo saremo in piazza al presidio di oggi pomeriggio alle 18.00, per dimostrare solidarietà con chi continua a credere che manifestare sia un diritto che deve essere garantito e non represso.

Pisa, venerdì 23 febbraio 2024

Gruppo Territoriale di Pisa

Movimento di Cooperazione Educativa

Di palo in frasca

Il gruppo territoriale MCE di Pisa inizia le attività formative per l’anno scolastico 2023-24. Il programma completo verrà presentato durante l’evento iniziale, quest’anno dedicato ad un’esperienza di didattica cooperativa nella scuola secondaria. L’evento è composto da due momenti organizzati in collaborazione con la libreria Gli anni in tasca e il Royal Victoria Hotel.

1.PRESENTAZIONE DEL LIBRO – Di palo in frasca

Venerdì 24 Novembre, ore 17.00 presso il Royal Victoria Hotel, Lungarno Pacinotti 12, Pisa

2.LABORATORIO – Il curricolo democratico. Spazi, tempi e materiali per una scuola delle relazioni

sabato 25 Novembre 2023, ore 15.00 – 19.00 – presso la scuola primaria Don Milani, via Socci 4, Pisa

LOCANDINA COMPLETA DELL’EVENTO

L’evento è realizzato in collaborazione con la libreria Gli anni in tasca e con il Royal Victoria Hotel


PRESENTAZIONE

Presentazione del libro Di palo in frasca, proposte e osservazioni sparse nel tempo della scuola secondaria superiore, edizione La Bussola.

Sarà presente l’autrice Giulia Cordone, docente di Matematica e Fisica liceo Regina Margherita di Palermo.

Presenta il libro Renata Pepicelli, Dipartimento di civiltà e forme del sapere, Università di Pisa,

Interviene Pietro Di Martino, Scienze della formazione, Università di Pisa.

L’evento sarà animato da un gruppo di insegnanti di scuola secondaria del gruppo MCE di Pisa.

Venerdì 24 Novembre, ore 17.00 presso il Royal Victoria Hotel, Lungarno Pacinotti 12, Pisa


LABORATORIO

Il curricolo democratico. Spazi, tempi e materiali per una scuola delle relazioni

Ricerca su cosa sono il tempo e lo spazio attraverso la manipolazione di oggetti e le “sensate esperienze”. Porre al centro dei processi educativi la realtà e i materiali, per costruire pratiche in cui i diversi linguaggi superino la dicotomia tra le “due culture”.

Costo: 20 euro per insegnanti di ruolo. Sconto per precari della scuola (10 euro) e per studenti e studentesse (5 euro)

Numero massimo di posti: 30 (riservati n. 10 posti per docenti della scuola secondaria)

sabato 25 Novembre 2023, ore 15.00 – 19.00 – scuola primaria Don Milani, via Socci 4, Pisa

Ortensia Mele: una mente appassionata

Lo scorso anno ci ha lasciato Ortensia Mele, maestra attiva nel MCE, di cui è stata anche segretaria nazionale. Numerose sono state le sue piste di ricerca educativa ed ha contribuito in maniera sostanziale ad elaborare il laboratorio adulto come strumento essenziale di formazione. Nel laboratorio Ortensia ha introdotto l’arte pittorica e plastica, rendendola un elemento importante nel percorso di apprendimento in situazione.

Il gruppo territoriale di Pisa del Movimento di Cooperazione Educativa, in collaborazione con AppassionataMente, promuove due giorni di riflessione e laboratorio per vivere insieme alcune delle sue più interessanti proposte formative.

ISCRIZIONI AI LABORATORI

Maestra in tre accordi

maestra in tre accordi

Il canto e la musica in generale sono fondamentali nella quotidianità scolastica. Una buona canzone può cambiare il clima di un gruppo, può accogliere, può calmare dopo un conflitto. Ogni educatore ed educatrice dovrebbe saper strimpellare quel minimo che serve per condurre semplici canti. Niente paura: bastano una chitarra classica e tre accordi. 

Il primo incontro, originariamente previsto per il 19 gennaio è fissato per giovedì 9 febbraio 2023.

La partecipazione è libera e gratuita. Bisogna portare la propria chitarra o il proprio ukulele. Non è richiesta alcuna particolare competenza musicale.

Per ulteriori informazioni, contattare il gruppo territoriale a: pisa (at) mce-fimem.it

Il cerchio, film di Sophie Chiarello

ANTEPRIMA REGIONALE – lunedì 28 novembre ore 21.00

cineclub Arsenale, vicolo Scaramucci, Pisa

Il Movimento di Cooperazione Educativa di Pisa in collaborazione con il cinema Arsenale, sono
lieti di annunciare la proiezione in anteprima regionale del film IL CERCHIO di Sophie Chiarello,
presentato alla Festa del Cinema di Roma 2022 nella sezione autonoma e indipendente Alice
nella città, da sempre specializzata nel cinema per e con i bambini e i ragazzi.
Sophie Chiarello ci mostra la crescita, i cambiamenti, i legami dei bambini e delle bambine di una classe multiculturale della Scuola primaria dell’IC Daniele Manin di Roma.
Un viaggio toccante che ci racconta di bambini e di scuola. Una scuola colorata e democratica.
La proiezione del film chiude una giornata di studio organizzata dal gruppo territoriale di Pisa del Movimento di Cooperazione Educativa sul tema dell’inclusione scolastica dal titolo “DENTRO TUTTI!”, nata con l’intento di indagare le cause didattiche, educative e politiche che trasformano la scuola da un luogo di integrazione e benessere in un ambiente di disagio collettivo. Essa a sua volta fa parte di un più ampio corso di formazione sul tema dell’inclusione.


Per maggiori informazioni, seguire i link.

Dentro tutti – il corso completo

Azioni politiche, educative e didattiche per una scuola davvero inclusiva

Il corso si compone di una giornata di studio e di tre laboratori. E’ possibile la frequenza anche ai soli laboratori.

La GIORNATA DI STUDIO, dal titolo Per tutti e per tutte, al di là dei proclami, si svolge presso la Gipsoteca di Arte Antica, Piazza S. Paolo All’Orto, 20, Pisa, lunedì 28 novembre 2022, dalle ore 15.30 alle ore 19.30 

Intervengono: Carlotta Bellomi (Save the children), Fabio Bocci (Università di Roma), Diana Cesarin (MCE Nazionale), Giusi Longo, (Liceo Maffeo Vegio, Lodi), Roberta Passoni, (MCE, Umbria), Cesare Moreno, (Associazione Maestri di Strada, Napoli), Maurizio Berni, (IIS Santoni), Michela Lupia (USR), Anna Cotrozzi e Alice Sensi (Società della Salute), Francesco Feola (IC Bagni di Lucca), Pietro Di Martino (Università di Pisa)

I LABORATORI si tengono presso la Scuola primaria don Milani, via Socci 4, Pisa

LABORATORIO #1: Radio mischia

Pratiche narrative e strumenti tecnologici per utilizzare la radio in modo inclusivo. 

domenica 22 gennaio 2023, ore 10.00 – 17.00

Conducono: Matteo Frasca e Clelia Bargagli

LABORATORIO #2: Parliamone per bene!

Pratiche di pedagogia istituzionale, dall’assemblea di classe agli spazi di parola come esperienze attive di educazione civica. 

sabato 11 febbraio 2023, ore 11.00 – 18.00

Conducono: Lisa Salvetti e Federica Lucchesini

LABORATORIO #3: Mappe fluide: dalla complessità alla sistematizzazione

Un’esperienza di didattica laboratoriale che si sviluppa a partire dallo stimolo iniziale e genera un fiume fluido di attività collegate. 

sabato 1 aprile 2023, ore 11.00 – 18.00

Conducono: Rita Di Ianni, Francesca Sempio e (Emi)Lia Venturato

Ai sensi della Direttiva 170/2016 sarà rilasciato attestato di partecipazione dall’MCE, ente accreditato presso il MIUR per la formazione per un totale di 22 ore.

Costo: 60 euro (ruolo), 30 (precari), 15 studenti

E’ necessaria l’iscrizione dal MCE (costo prima tessera 30 euro)

La partecipazione alla sola giornata di studio è gratuita.

Apericena di restituzione

ortaccio

Ricordiamo che venerdì 8 maggio presso il Circolo Ortaccio di Vicopisano si terrà l’evento conclusivo delle attività di formazione del gruppo territoriale di Pisa del MCE.

 

Ore 18.00 – 19.30 Restituzione dei laboratori: foto, riflessioni, manufatti, pensieri, idee per l’anno prossimo
Ore 19.30 Apericena sociale (ognuno porta qualcosa), le bevande si pagano al Circolo

Grande banchetto dei libri e degli strumenti didattici cooperativi. Venite numerosi!